Lo Steve Jobs Napoletano



Pubblicato il 12 ottobre 2011 da Alessandro Basile -




Lo Steve Jobs Napoletano

Come sarebbe stata la vita di Steve Jobs se fosse nato a Napoli? Ecco la storia secondo un napoletano!

Antonio Menna, sul suo blog, ha ipotizzato la vita del celebre inventore della Mela nel caso in cui fosse nato a Napoli.

FratelloGeek ha letto quest’interessante racconto, e vuole condividere con te il succo della storia!

Ci sono da dire alcune informazioni sul geniale inventore.

Cresciuto in California, con il suo amico Steve Wozniak fonda la Apple Computer nel 1976.

Per finanziarsi vendono un pulmino e una calcolatrice (a quei tempi costavano!).

La prima sede della nuova società fu il garage dei genitori, dove lavorarono al computer Apple II.

Vendendolo e acquistando fama, riescono ad avere un finanziamento di 250.000 euro da Mike Markkula, senza garanzie.

Jobs e il suo amico Wozniak lanciano il prodotto e guadagnano milioni e milioni di dollari.

Questa era in breve la vera storia.

Ma se fosse nato a Napoli?

Innanzitutto si chiamerebbe Stefano Lavori, e insieme al suo amico Stefano Vozzini decidono di costruire un computer.

Ma non hanno soldi, così attaccano volantini dappertutto cercando possibili acquirenti: bussano alle imprese, che intendono acquistarlo pagando dopo 90 giorni, senza sapere che quei soldi servivano subito.

Capendo la situazione, decidono di vendere il motorino: costruiscono uno, due pezzi, e sembra che l’idea sia buona.

Pensando a come far decollare il prodotto, bussano alla porta i vigili urbani, chiedendo i permessi per la loro vendita: non solo non ce l’hanno, ma il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni e l’attività non ha partita Iva.

Il verbale è salato.

Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, possono risolvere la situazione: così gli danno i soldi del primo computer.

Il giorno dopo arriva la Finanza, e poi l’ispettorato del Lavoro, e poi l’ufficio Igiene.

Il guadagno è saltato: ci sono i clienti ma non ci sono fondi.

Potrebbero ottenere incentivi all’autoimpresa, eppure i soldi arriverebbero a rendicontazione: dovrebbero prima sostenere le spese.

Allora vendono l’altro motorino e una collezione di fumetti: così fanno i documenti, partita iva, posizione Inps, libri contabili, conto corrente bancario, diventando società a tutti gli effetti.

Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli.

La camorra bussò al loro garage. Li minacciano.

Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage.

Se vanno alla polizia e li denunciano, non possono più vivere una vita normale.

Se non li denunciano e si scopre la cosa, vanno in galera pure loro. Cornuti e mazziati.

Pagano!

Ma non hanno più i soldi per continuare le attività.

Il finanziamento dalla Regione non vuole arrivare, i libri costano, bisogna versare l’IVA, pagare le tasse ed il commercialista.

I pezzi sono completamente terminati, assemblare computer in questo modo diventa impossibile!

Il padre di Stefano Lavori prende da parte il figlio e gli dice: “Guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”.

“A Mela Annurca”, a Napoli non sarebbe nata!







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