Ecco come Facebook ci rende infelici

Nessuno entra su Facebook per sentirsi più triste e solo; eppure, un recente studio condotto dalla Università del Michigan sembra proprio sostenere che questo è ciò che realmente accade quando ci colleghiamo sul maggior social network.

I ricercatori hanno indagato sui seguenti aspetti: come gli utenti si sentivano normalmente, quanto si sentivano preoccupati e soli, quante volte hanno usato Facebook e quante volte avevano avuto interazioni sociali tra un collegamento ed un altro.

Dallo studio è risultato che le persone che avevano utilizzato maggiormente Facebook, si sentivano meno felici, mentre il loro senso di soddisfazione calava sensibilmente.

La ricerca riguardo alla natura alienante di Internet – e di Facebook in particolare: così intitola il suo studio il ricercatore Robert Kraut già nel 1998, dove lo scienziato evidenzia più in generale gli effetti psicologici che il web produce sulle persone, già dai primi due anni dall’inizio delle navigazioni sul web dei soggetti.

Non tutti gli studi però sono concordi con tale teoria, infatti il famoso giornalista del New Yorker Nathan Heller recentemente ha pubblicato un articolo, raccogliendo numerosi studi, i quali dimostravano invece che ‘gli utenti di Facebook non avevano tratti psicologici differenti dai non utentima in qualche modo le prime apparivano un po’ più alienate’.

Uno di questi studi dimostrava, in conclusione, che Facebook avesse creato problemi nelle relazioni sentimentali, accrescendo in particolare il sentimento della gelosia, mentre un altro suggeriva che il social network di Zuckerberg aumentava il sentimento dell’invidia: quelle persone che passavano più tempo alla consultazione, che non alla partecipazione attiva, sentivano su di loro un senso di inferiorità maggiore che negli altri.

Ci sono invece quelli che non la pensano affatto così: Matthew Lieberman, professore alla Harvard University sostiene nel suo libro  intitolato ‘Sociale: Perché il nostro cervello è cablato per connettersi’ , e dimostra come i social network aiutano la condivisione e di conseguenza attiva i nostri centri di ricompensa neurologici.

La chiave per comprendere perché studi così rinomati abbiano posizioni nettamente differenti su ciò che Facebook crea nei nostri stati emotivi, consiste proprio nell’osservazione di ciò che ci apprestiamo a fare mentre ci colleghiamo sul nostro social network: quando postiamo qualcosa in bacheca, mandiamo messaggi o clicchiamo “mi piace”, il nostro senso sociale accresce e così diminuisce il senso di solitudine; Tuttavia, quando usufruiamo di questo servizio “passivamente”, potremmo subirne gli effetti opposti.

Lo psicologo Timothy Wilson in continua ricerca, ha scoperto grazie ad un esperimento con un gruppo di studenti universitari, lasciati in una stanza senza i telefoni ed internet, dichiararono successivamente di avere avuto la sensazione di “diventare pazzi”, dichiarazioni che lasciano riflettere «  si potrebbe pensare – afferma Wilson – che in questi casi uno potrebbe spendere il proprio tempo ad intrattenere se stessi, il problema è che abbiamo dimenticato come farlo » .

Sembra proprio che internet, durante i tempi morti, sia la soluzione immediata per riempire i vuoti di solitudine. Un’ipotetica eliminazione di Facebook, quindi, non risolverebbe il fatto che la nostra  abitudine di risolvere gli spazi vuoti, non inneschi una ricerca di un impegno appagante; pertanto  in quest’ottica Facebook non sarebbe il vero problema, ma solo il sintomo.

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