Internet nel Mondo: Scopri i dati ed i numeri

Internet nel Mondo in numeri, una rubrica ricca di dati per scoprire e capire come internet si sia evoluto nell’ultimo secolo.

Crescita dell’internet in 33 anni

Questa è la crescita del numero di host internet dal 1981 al 2013 secondo le valutazioni della Domain Survey.

1981 – 213
1982 – 235
1983 – 562
1984 – 1.204
1985 – 1.961
1986 – 5.089
1987 – 28.174
1988 – 80.000
1989 – 159.000
1990 – 376.000
1991 – 727.000
1992 – 1.313.000
1993 – 2.217.000
1994 – 5.846.000
1995 – 14.352.000
1996 – 21.819.000
1997 – 29.760.000
1998 – 43.230.000
1999 – 72.398.000
2000 – 109.574.000
2001 – 147.345.000
2002 – 171.638.000
2003 – 233.101.000
2004 – 317.646.000
2005 – 394.992.000
2006 – 433.193.000
2007 – 541.677.000
2008 – 625.226.000
2009 – 732.740.000
2010 – 818.374.000
2011 – 888.239.000
2012 – 963.519.000
2013 – 1.000.000.000

Il numero per il 2013 è di settembre e approssimatamente “arrotondato”.
L’andamento negli ultimi vent’anni è riassunto in questo grafico.

Host internet 1993-2012
Numeri in milioni

hostcount
  Il dato del 2006 è “ponderato” per correggere una differenza di calcolo nei dati “americani”

La tendenza ha un andamento apparentemente semplice, ma in realtà è il risultato di molti diversi fattori, in continua evoluzione. Perciò è difficile definire un “modulo” di sviluppo. (Come è dimostrato dai fatti rispetto ai tentativi di prevederli – vedi “proiezioni”). La rete esiste da quarant’anni – che sono un periodo molto breve nella storia delle culture umane. Ha le caratteristiche (non solo quantitative) di una realtà “giovane”, lontata da ogni ipotizzabile fase di “assestamento”.

Comunque la crescita continua a essere veloce. La dimensione complessiva delle attività nell’internet è decuplicata in tredici anni – ed è raddoppiata negli ultimi sei.


Prima di proseguire con l’analisi basata sul numero di host internet, vediamo brevemente un altro dato, che riguarda i siti web. Su tutte le statistiche è sempre opportuno avere qualche dubbio, ma una valutazione credibile è quella pubblicata da Netcraft.

Il totale ha superato, recentemente, gli 800 milioni. Ma ci sono state fasi di discontinuità, come vediamo in questo grafico.

Siti web nel mondo – 1995-2013
numeri in milioni

sitiweb
La linea rossa ––– indica i siti che risultano “attivi”
I dati più recenti da questa fonte sono del gennaio 2014

Il numero è decuplicato negli ultimi sette anni. Ma continua ad aumentare l’alta percentuale di siti che risultano “non attivi”. Nel corso degli anni è cresciuta, fino a superare il 70 per cento. Nell’agosto-settembre 2011 si era rilevata un’insolita crescita dei siti “attivi”, ma poi è di nuovo aumentata la differenza rispetto al totale.

Anche da altre fonti risulta che molte delle presenze web sono siti provvisori, incompleti, trascurati o scarsi di contenuti. (Il fenomeno si era accentuato con la “moda blog”, che poi ha avuto un declino, ma è sempre più diffuso anche in altri generi di attività).

La situazione confusa nel 2009-2010 non era dovuta a una reale diminuzione del numero di siti, ma a problemi nel “contarli”. Alcune aggregazioni, prima non rilevabili, erano diventate “pubbliche” nel febbraio 2009, ma poi erano “scadute” o ritornate alla non verificabilità. Pare che ci siano stati non meglio identificati “crolli” di grossi apparati di hosting, poi gradualmente sostituiti dalla crescita di altri. L’instabilità di quei sistemi e la discontinuità di molte iniziative avevano assunto dimensioni tali da confondere le valutazioni su larga scala.

Questo disordine c’è sempre stato, ma si era accentuato con la più vasta diffusione di attività che spesso sono effimere e rimangono abbandonate prima di avere una durevole identità. Infatti la “scomparsa” riguardava soprattutto i siti “non attivi” – con variazioni più brevi, e molto meno rilevanti, per quelli che hanno una presenza significativa.

A partire dalla seconda metà del 2010 i problemi di rilevazione dei dati sembravano risolti (o almeno ridotti a dimensioni che influiscono poco sull’andamento generale). Nel novembre 2010 il totale aveva superato il “livello massimo” precedente – e la crescita è continuata.

Nel giugno 2012 si rilevavano 697 milioni di siti web, ma poi il totale era sceso a 666 in luglio, 628 in agosto, 620 in settembre e ottobre.

Nel novembre 2012 si era rilevato un “modesto” aumento, con un totale di 625 milioni. In dicembre era salito a 634 milioni, ma nei primi tre mesi del 2013 si rilevava una piccola diminuzione oscillante fra 630 e 632. Una crescita a 649 milioni in aprile, poi a 673 in maggio e giugno.

Con 699 milioni nel luglio 2013, ha superato per la prima volta i totali rilevati nel 2012. In agosto è salito a 717 milioni, in settembre a 739, in ottobre a 767, in novembre a 785. Un forte aumento, in dicembre, a 861 milioni – confermato, con una leggera crescita, nel gennaio 2014. (Intanto i siti “attivi” rimangono meno di 200 milioni).

Non è facile capire se ci siano state fasi di diminuzione reale. Sembra più probabile che si trattasse di problemi nella rilevazione e verifica dei dati. Come accade spesso con ogni genere di tendenze, per capire l’evoluzione occorronno verifiche in periodi più lunghi di alcuni mesi o un anno.

Netcraft “prevede” che il numero totale di siti web arriverà a un miliardo nel 2015. Si vedrà … sono sempre scettico sulle profezie. Ma è probabile che, pur con turbolenze e oscillazioni, continui a crescere.
Sembra che alcuni confondano il concetto di “sito” con quello di “pagina” (accade, stranamente, anche a fonti “autorevoli”). Sono, ovviamente, due cose diverse. Ogni sito web può contenere un numero “potenzialmente infinito” di pagine (cioè di singoli articoli o documenti, indipendentemente dalla loro lunghezza). Il sito in cui compare questa pagina ne contiene più di cinquecento. Nessuno sa come sia possibile contare il numero di “pagine” esistenti in rete. Ci sono “stime” variabili da 30 a 50 miliardi, ma sono opinioni non verificabili. (Se fosse vero ci sarebbero circa 40 pagine per ogni host internet di cui si rileva l’esistenza – 60 per ogni sito web e 200 per ogni sito “attivo”. Dimensioni non incredibili, ma probabilmente esagerate. Comunque sono solo ipotesi).


Situazione dell’internet nel mondo

Questa tabella riassume l’andamento di crescita dal 1994 al 2013.

Numero
di host
% di crescita
semestrale annuale
Dicembre 1994 * 5.846.000 51,1 118,9
Giugno 1995 * 8.200.000 40,3 106,8
Dicembre 1995 * 14.352.000 75,0 145,5
Giugno 1996 * 16.729.000 29,9 104,0
Dicembre 1996 * 21.819.000 30,4 52,0
Giugno 1997 * 26.053.000 19,4 55,7
Dicembre 1997 29.670.000 13,9 36,0
Giugno 1998 36.739.000 23,8 41,0
Dicembre 1998 43.230.000 17,7 45,7
Giugno 1999 56.218.000 30,0 53,0
Dicembre 1999 72.398.000 28,8 67,5
Giugno 2000 93.047.800 28,5 65,5
Dicembre 2000 109.574.400 17,8 51,4
Giugno 2001 125.888.200 14,9 35,3
Dicembre 2001 147.344.700 17,0 34,5
Giugno 2002 162.128.500 10,0 28,8
Dicembre 2002 171.638.300 5,9 16,5
Dicembre 2003 233.101.500 n.a. 35,8
Giugno 2004 285.139.100 22,3 n.a.
Dicembre 2004 317.646.000 11,4 36,3
Giugno 2005 353.284.000 11,2 23,9
Dicembre 2005 394.992.000 11,8 24,3
Giugno 2006 439.286.000 11,2 24,3
Dicembre 2006 433.193.000 – 1,3 9,6
Giugno 2007 489.774.000 13,1 11,5
Dicembre 2007 541.677.000 10,6 25,0
Giugno 2008 570.938.000 5,4 16,6
Dicembre 2008 625.226.000 9,5 15,4
Giugno 2009 681.065.000 8,9 19,2
Dicembre 2009 732.740.000 7,6 17,2
Giugno 2010 768.913.000 4,9 12,9
Dicembre 2010 818.374.000 4,0 11,7
Giugno 2011 849.870.000 3,8 11,8
Dicembre 2011 888.239.000 4,5 8,6
Giugno 2012 908.586.000 3,3 6,9
Dicembre 2012 963.519.000 6,1 8,5
Giugno 2013 996.231.000 3,4 9,6
Settembre 2013 1.000.000.000 n.a. n.a.

* Il metodo di analisi è cambiato a partire dal dicembre 1997.
I dati per gli anni 1994-1997 sono “ponderati”
per adeguare la vecchia metodologia alla nuova.
Le percentuali del 1994 riferite al 1993 sono basate sulla “vecchia” serie di dati.
Negli anni precedenti la velocità di crescita è stata variabile,
con un aumento quasi sempre superiore al 100 % annuale fino al 1988,
un po’ meno veloce fra il 1989 e il 1993,
seguito da una nuova acclerazione nel 1994-1996.

Dal 1987 al 2009 i dati di hoscount internazionali sono stati diffusi ogni sei mesi,
ma per il 2003 solo una volta, dopo la fine dell’anno.

In reatà la crescita dell’internet nel 2006 e nella prima metà del 2007 è stata più veloce di come appare da queste cifre.
Nel 2006 erano cambiati i risultati delle rilevazioni per alcune categorie di domain attribuibili prevalentemente agli Stati Uniti.
Non sono chiari i motivi tecnici di queste variazioni, ma il fatto è che in realtà la crescita era continuata a che in quel periodo.

Le percentuali di aumento, ininzialmente molto elevate, erano (come è ovvio) progressivamente diminuite fino al 1997. Dal 1999 sembrava essersi innescata una fase più veloce, seguita da un (relativo) rallentamento nel 2001-2002. Nel 2003-2004 si era rilevata una nuova accelerazione – un probabile “assestamento” dopo un periodo di sviluppo relativamente debole.

Negli anni seguenti la crescita è continuata, con percentuali relativamente più basse (e in discontinua, ma progressiva, diminuzione) su numeri sempre più grandi. Ma comunque la velocità rimane molto elevata rispetto allo sviluppo di ogni genere di altre tendenze.


Per quanto riguarda l’Italia, c’è stato un cambiamento di tendenza, a partire dal 1999-2000, che risulta evidente in questo grafico: un confronto fra l’andamento di crescita del hostcount italiano e quello mondiale dal 1995 al 2012.

Host internet 1995-2012
1994 = 100

crescita

(Prima del 1995 la crescita in Italia era più lenta della media mondiale)

Quest’altro grafico mostra lo stesso andamento come percentuale dell’Italia rispetto al totale mondiale

Host internet italiani come % del totale mondiale
1993-2012

percentuale

Per alcuni anni (anche prima del 1992) la crescita dell’internet in Italia aveva avuto uno sviluppo, in proporzione, analogo o inferiore alla media mondiale (per l’andamento rispetto all’Europa vedi il documento sui dati europei). Dopo una leggera crescita nel 1997, rimaneva quasi costante la percentuale dell’Italia rispetto al totale (fra 0,8 e 0,9 %). A partire dal 2000 c’è stato un cambiamento rilevante – e sembra che fino al 2008 l’attività online in Italia sia cresciuta più velocemente della media. Una diminuzione della percentuale nel 2009-2012 non è dovuta a un rallentamento dell’Italia, ma a una crescita più veloce in altri paesi (fra cui molti che in passato avevano un’attività in rete relativamente scarsa, ma in anni recenti hanno un forte sviluppo).

Un’indicazione diversa riguardante l’Italia è il numero di domain.it” come risulta dalle statistiche della registry authority nazionale.

Numero di domain .it – 1994-2012
numeri in migliaia

domain
Un “brusco” aumento da 126.543 domain .it nel 1999 a 445.737 nel 2000
era dovuto a regole meno restrittive per la registrazione.

Il numero di domain registrati in Italia ha superato il milione all’inizio del 2005 e i due milioni il 7 dicembre 2010.
Secondo un’osservazione pubblicata dalla registry authority in quell’occasione, l’Italia sarebbe al quinto posto in Europa e nono nel mondo per numero didomain internet.

Come vediamo nel grafico, il numero di domain registrati in Italia ha una crescita costante (quasi “lineare” negli ultimi tre anni). Il totale ha superato i due milioni e mezzo il 23 gennaio 2013.

È evidente, comunque, che non c’è coerenza fra il numero di domain registrati e il numero di host attivi (il hoscount è il dato più significativo). Secondo notizie, non molto chiare, diffuse da ICANN, il numero totale di domain nel mondo sarebbe aumentato da 177 milioni nel 2008 a 196 nel 2010 e 236 nel 2012.


In molte parti del mondo ci sono cambiamenti rilevanti, con una crescita particolarmente veloce del numero di host in alcuni paesi. Ma i dati di variazione in sei mesi o in un anno sono da considerare cum granu salis. Le tendenze vanno sempre osservate su periodi relativamente lunghi.

La tabella che segue raccoglie i hostcount dei 49 paesi (su 240) con più di un milione di host internet.

Numero di host
giugno 2013
Per 1000
abitanti
Stati Uniti 498.378.000 1599,5
Giappone 74.461.142 581,5
Germania 34.904.481 428,8
Brasile 33.691.951 175,1
Gran Bretagna * 30.000.000 480,6
Francia * 28.000.000 428,5
Italia 26.364.473 443,4
Canada * 26.000.000 776,7
Cina 19.976.554 15,0
India * 19.000.000 15,7
Australia 17.752.660 825,5
Messico 17.658.991 153.8
Spagna * 17.000.000 417,6
Russia 15.430.799 108,0
Olanda 14.011.944 837,7
Polonia 13.535.863 351,6
Argentina 13.335.042 327,1
Corea del Sud * 13.000.000 268,6
Turchia 7.146.979 95,6
Taiwan 6.429.021 276,8
Svezia 6.262.195 662,5
Belgio 5.389.902 401,4
Svizzera 5.322.252 669,2
Sudafrica 4.834.779 95,6
Finlandia 4.762.553 881,8
Colombia 4.721.748 102,6
Danimarca 4.321.123 846.0
Rep. Ceca 4.184.325 396,2
Portogallo 4.003.039 379,0
Tailandia 3.674.102 56,2
Austria 3.646.960 437,2
Norvegia 3.587.656 719,6
Grecia 3.407.797 315,9
Ungheria 3.196.292 320,2
Nuova Zelanda 3.091.673 701,9
Romania 2.911.478 152,9
Israele 2.589.283 328,1
Ucraina 2.589.021 56,8
Cile 2.488.465 144,3
Singapore 2.031.092 536,0
Indonesia 1.881.475 7,8
Irlanda 1.528.883 333,2
Slovacchia 1.459.801 270,5
Croazia 1.344.819 313,4
Lituania 1.321.862 432,8
Serbia 1.142.592 160,5
Venezuela 1.278.253 47,1
Uruguay 1.041.695 320,3
Kazakistan 1.000.145 60,0
Totale mondo 996.230.757 72,1

I dati per gli Stati Uniti sono “ponderati” per tener conto del fatto
che una parte dei domain “apparentemente americani” ha sede in altri paesi.
Lo stesso correttivo è introdotto nei grafici che seguono.
L’indice di densità “mondiale” è calcolato escludendo gli Stati Uniti.

* I dati disponibili per Gran Bretagna, Francia, Canada, India,
Spagna e Corea appaiono “sottostimati” e perciò qui i numeri
sono arbitrariamente, ma non irragionevolmente, aumentati.

Le “cifre tonde” tendono a fre un certa impressione. La valutazine del numero di host attribuibili agli Stati Uniti è frutto di un’analisi complessa, che non può essere matematicamente esatta. Ma non è lontana dalla realtà una stima vicina ai 500 milioni. Più di quanti ce n’erano in tutto il mondo sei anni fa.

Continua la veloce crescita del Brasile, che nel 2012 ha superato Gran Bretagna, Francia e Italia – ed è probabile che fra sei mesi o un anno, “sorpassando” anche la Germania, si collochi al terzo posto nella “graduatoria” mondiale, dopo gli Stati Uniti e il Giappone.

Un altro “caso particolare” è la Turchia, che nel 2012 aveva raddoppiato il suo hoscount in confronto al 2011, superando nove paesi rispetto alla situazione precedente. Naturalmente è improbabile che la variazione sia tutta avvenuta in tempi molto brevi (ci sono spesso oscillazioni dovute ai metodi di rilevazione) ma appare reale la tendenza a una forte crescita, in questo come in altri paesi che in passato avevano uno sviluppo meno rilevante.

Il quadro è in continua evoluzione. In anni recenti ci sono state alcune notevoli variazioni, come la crescita della Francia (che per la prima volta nel 2004 aveva superato l’Australia – e nel 2006 anche l’Olanda), della Polonia e più recentemente della Russia. Continua un forte sviluppo nell’America Latina e in alcuni paesi dell’Asia.

Un “improvviso” cambiamento nel 2007 è stato un enorme aumento del hostcount in Cina. Su “balzi” così sproporzionati è sempre necessario avere qualche dubbio. Sembra che negli anni seguenti abbia avuto uno sviluppo meno irragionevole, ma qualche dubbio rimane, Vedi, poco più avanti, altre osservazioni sugli sviluppi in Cina e in India.

È interessante rilevare che ci sono, di nuovo, forti indici di crescita anche in paesi a densità molto elevata – e ciò conferma che siamo ancora lontani da ogni possibile “livello di saturazione”. Per maggiori dettagli sulla situazione in Europa vedi l’analisi dei dati europei.

Nel 1999 c’erano sei paesi nel mondo con più di un milione di host internet (di cui due in Europa). Nel 2000 erano dieci, nel 2001 tredici, nel 2002 diciassette. Nel 2003 sono saliti a venti, nel 2005 a ventisei, nel 2007 a trentasette, nel 2009 a quarantuno, nel 2013 a quarantanove, di cui ventisei in Europa, dieci nelle Americhe, dieci in Asia, due in Oceania e uno in Africa. È ancora così nel 2013.

I paesi con oltre tre milioni di host erano due nel 2001, otto nel 2003, tredici nel 2005, diciassette nel 2006 e nel 2013 sono trentacinque (di cui dicianove in Europa). Ventitre paesi sono oltre i cinque milioni (undici in Europa). Oltre i dieci milioni sono diciotto, di cui otto in Europa. L’Italia ha superato il milione nel 2000, due milioni nel 2001, tre nel 2002, cinque nel 2003, dieci nel 2005 e venti nel 2009.

Ci sono altre tre “nazioni” (se non si tiene conto dei confini politici) con trenta o più milioni di host internet. C’è un documento che analizza la presenza online dei paesi di lingua spagnola e portoghese e dell’area etnica cinese.

La comunità di lingua spagnola (di cui il un terzo è in Spagna e resto nell’America Latina) continua ad avere una forte crescita (ha superato i 10 milioni dihost internet nel 2005, i 50 milioni nel 2011 e nel 2013 è salita a 66 milioni). Ha una presenza importante anche l’area di lingua portoghese: la somma di Brasile e Portogallo (più alcuni altri paesi) ha superato i 20 milioni di host nel 2009 e nel 2013 è vicina a 38 milioni.

In anni recenti si era rilevato un minore sviluppo nell’area etnica cinese (la cui attività in rete era per il 96 % fuori dalla Cina continentale) ma da tre anni c’è una nuova evoluzione, perché sembra che l’attività in rete sia cresciuta anche in Cina.

Nei due più grandi paesi del mondo l’attività in rete è sempre stata molto scarsa rispetto all’ampiezza della popolazione. Ci sono recenti segnali di cambiamento, ma finora i dati sono poco chiari e di difficile interpretazione.

Per la prima volta nel 2002 la Cina (esclusa Hong Kong) era comparsa fra i paesi con più di 100.000 host internet. C’era stato, in quel periodo, un aumento rilevante rispetto agli anni precedenti, ma con una densità molto bassa rispetto alla popolazione (meno di 0,2 host per mille abitanti). Non si era rilevato uno sviluppo significativo dal 2004 al primo semestre del 2006.

Nel 2007, per la prima volta, i dati segnalavano una forte crescita, con quasi due milioni di host internet in Cina. E poi, improvvisamente, sembravano saliti a più di dieci milioni – e a 14 nel 2008 (ma con un minore sviluppo nei periodi seguenti). È probabile che il numero sia “sovrastimato” – comunque rimane a un livello basso rispetto alla popolazione (13 host per mille abitanti).

Continua a esserci in Cina una forte repressione dell’internet – insieme a un rigido controllo e a una severa censura su tutti i mezzi di informazione e di comunicazione.

In India si parla da molti anni di un impegno per una più ampia diffusione della rete, ma (nonostante la diffusa conoscenza dell’inglese e l’alto livello di cultura informatica in alcune parti del paese) lo sviluppo era rimasto molto limitato fino al 2004, quando si era verificato un forte aumento del hostcount (e, per la prima volta, l’India aveva superato la Cina).

Si è registrata un’ulteriore notevole crescita in India nel 2005-2006 (1.685.000 host nel 2006 rispetto a 838.000 nel 2005, 276.000 nel 2004 e 144.000 nel 2003). Lo sviluppo nel 2007-2010 appare molto “sottostimato” e perciò in questa analisi è stato provvisoriamente inserito un dato “arbitrario” che è probabilmente inferiore a una valutazione realistica dello sviluppo.

Ma la densità rispetto alla popolazione è ancora molto bassa rispetto al potenziale che l’India potrebbe esprimere. La situazione è peggiore nel resto del “subcontinente” indiano (vedi l’analisi dei dati in Asia). Verifiche più significative della situazione in India (come in altri paesi) richiederanno un più lungo periodo, probabilmente alcuni anni.

Vediamo in forma grafica la situazione per “grandi aree geografiche”.

Grandi aree geografiche

aree

La situazione generale, in questa prospettiva, rimane simile a quella che avevamo visto nei periodi prededenti. La “globalità” è molto relativa. Una grande parte del mondo è ancora isolata dall’internet. Il Nord America e l’Europa, con il 19 % della popolazione, hanno il 73 % dell’attività in rete.

Il continente (al di fuori del Nord America) con la densità più alta rispetto alla popolazione è l’Oceania, che ha 560 host internet per 1000 abitanti. La media in Europa è 280. Nell’America latina è 77 (per la prima volta nel 2006 aveva superato la media mondiale). In Asia è 37 e in Africa è 6 – cioè, rispettivamente, poco più di un ottavo e di un cinquantesimo del livello europeo.

Vediamo, da questo punto di vista, riassunta in un grafico la situazione per “grandi aree”.

Host internet per 1000 abitanti

densita

Se si tolgono dal calcolo i paesi “dominanti“
per hostcount in due continenti,
escludendo il Giappone la densità
è 20 host per mille abitanti nel resto dell’Asia
ed escludendo il Sudafrica è poco più di 1 nel resto dell’Africa.
(Vedi i confronti nelle analisi per Asia e Africa).

Anche all’interno di ciascuna delle zone geografiche ci sono forti concentrazioni. Il 95% della rete nel Nord America è negli Stati Uniti. In Oceania il 99 % è in due paesi: Australia e Nuova Zelanda. Quasi metà dell’internet dell’Asia è in Giappone (meno di un quarto nell’area etnica cinese). L’80 % dell’Africa è in Sudafrica, l’80 % dell’America centro-meridionale è in Brasile e Argentina. Solo in Europa nessun paese ha più del 18 % del totale; ma anche nel nostro continente rimangono forti squilibri, come risulta dall’analisi dei dati europei.

Nel giugno 2013, rispetto a un anno prima, l’attività in rete appare cresciuta del 30 % in Asia, 19 % nell’America latina, 9 % nel Nord America, 8 % inEuropa, 4 % in Oceania. In Africa, se si esclude il Sudafrica, la crescita in un anno è un notevole 63 % – ma su numeri ancora molto piccoli e con forti differenze fra i paesi in rapida crescita e quelli che rimagono con un hostcount molto scarso.

Dal 2005 l’area con la maggiore continuità di sviluppo è l’America latina

La percentuale degli Stati Uniti rispetto al resto del mondo è diminuita nel corso degli anni, ma rimane dominante. Per notare come la situazione sta cambiando, vediamo un grafico di dodici anni fa (paesi che avevano più di un milione di host internet alla fine del 2001).

13 paesi – 2001

13 paesi

Il predominio degli Stati Uniti, che era sempre stato molto forte, in quel periodo era di nuovo aumentato. L’Italia era da poco comparsa fra “i primi dieci” paesi del mondo.

Vediamo la stessa situazione aggiornata ai dati più recenti (paesi con più di dieci milioni di host internet nel giugno 2013).

18 paesi – 2013

18 paesi

Il quadro è in continua evoluzione, ma c’è ancora una concentrazione di attività negli Stati Uniti d’America. Vediamo parecchi cambiamenti nella situazione di altri paesi. Per quanto discutibile possa essere l’esattezza dei dati, il fatto è che la posizione dell’Italia è sostanzialmente migliorata rispetto a quella che era dalle origini della rete fino all’inizio di questo secolo.

Se per una lettura più chiara togliamo gli Stati Uniti dal grafico, questa è la presenza in rete degli altri 22 paesi con più di cique milioni di host internet.

22 paesi – 2013

27 paesi

Ci sono cambiamenti rilevanti rispetto ad alcuni anni fa, con nuovi sviluppi di alcuni paesi europei e con una più forte presenza dell’America Latina (si rileva, in questo periodo, una crescita particolarmente veloce in Brasile e Argentina). Ci sono anche notevoli evoluzioni in alcuni paesi dell’Asia (oltre a quanto già osservato sugli sviluppi in Cina e in India).

Vediamo un grafico che mostra le grandi differenze di densità rispetto alla popolazione nei 48 paesi con più di un milione di host internet.

Host internet per 1000 abitanti in 48 paesi

per mille
La dimensione degli Stati Uniti è ridotta del 40 % per migliore leggibilità del grafico.

Anche per densità rispetto alla popolazione è dominante la presenza degli Stati Uniti (che già nel 1998 avevano superato il “primato” tradizionale della Finlandia). Si conferma, con notevole crescita, l’alta densità che c’è sempre stata nell’area scandinava – già da parecchi anni raggiunta dall’Olanda. La posizione dell’Italia è molto migliorata negli ultimi sette anni, anche se è ancora lontana da quella dei paesi più avanzati.

Continua la crescita del Giappone, che per la prima volta nel 2005 aveva superato il livello di densità di Taiwan. Dal 2004 si rileva una nuova evoluzione della Francia. Continua un forte sviluppo in molti paesi dell’Europa centro-orientale (in questo periodo, particolarmente in Russia).

Non molti anni fa era difficile immaginare che si potesse arrivare a più di un host internet per abitante negli Stati Uniti (e anche in altri paesi, come l’Islanda). Questo è in parte dovuto a singole persone che sviluppano una propria presenza in rete, ma anche a molteplici attività diversamente organizzate da parte di imprese, organizzazioni e servizi di informazione. Molte di queste iniziative sono labili e hanno scarsa stabilità, ma l’evoluzione è continua. È sempre azzardato fare previsioni, ma le tendenze verificate finora indicano una forte probabilità che ci sia un continuo ulteriore aumento nei prossimi anni.

Benché la rete esista da quarant’anni, è ancora in una fase iniziale del suo sviluppo, con molte possibilità di crescita e di evoluzione.

Vediamo ora un aggiornamento del grafico riguardante l’attività in rete in relazione al reddito (prodotto interno lordo) per gli stessi 48 paesi.

Host internet in rapporto al reddito (PIL) in 48 paesi

reddito

La significatività dei numeri non è tale da poter affermare che questi sviluppi siano “esattamente” misurabili. È tuttavia vero che ci sono, nel mondo, molte diverse situazioni evolutive.

Che l’India possa superare, in confronto al reddito, molti paesi europei è un’ipotesi credibile e probabile, ma non è ancora “dimostrata” dai dati finora disponibili (che infatti qui sono “corretti” secondo criteri ragionevoli, ma non “matematicamente precisi”). E così altre evoluzioni che si possono ragionevolmente valutare, ma trovano conferma nei dati solo in periodi più lunghi.

L’esattezza delle statistiche è sempre discutibile – e lo sono in particolare le due unità di misura che qui si incrociano: il calcolo del numero di host internet e le valutazioni del reddito nazionale (“prodotto interno lordo”).

Non ci può essere alcuna “certezza” sul valore numerico di singoli dati, specialmente nel breve periodo di uno o pochi anni. Ma le tendenze verificate nel tempo, e l’evoluzione generale della situazione, hanno sufficienti conferme per considerate rilevante un quadro in continuo cambiamento, in cui si confermano alcune posizioni già evidenti fin delle origini delle rete accanto a nuovi sviluppi.

Per molti anni l’Italia era stata il “fanalino di coda” in questa classifica. Sembra che poi gradualmente abbia superato la Francia e la Germania. Sempre con i necessari dubbi sull’attendibilità di dati, è credibile che ci sia stato (e che continui) un significativo sviluppo delle attività italiane in rete (mentre è, in proporzione, meno dinamica la crescita del numero di persone online).

Non sempre alla quantità corrisponde un’adeguata qualità – ma questo è un problema anche nel resto del mondo.

Continua una notevole crescita del livello di attività in rete, rispetto allo sviluppo economico, in alcuni paesi dell’Europa orientale e dell’America latina. Già negli anni precedenti si era notato che molti paesi di sviluppo più recente erano saliti, in rapporto al reddito, a un livello più alto di paesi tradizionalmente molto attivi nell’internet.


Può essere interessante osservare la densità di uso dell’internet anche sotto forma di carta geografica.

Host internet per 1000 abitanti

mappamondo

Un po’ arbitrariamente in questa mappa l’area di densità
è estesa solo a una parte della federazione russa
poiché è ragionevole pensare che l’attività online
sia concentrata soprattutto nella Russia europea.

Questa mappa è cambiata rispetto agli anni precedenti. Per esempio oggi ci sono più di quaranta paesi con oltre 200 host internet per mille abitanti (fra cui l’Italia dal 2006). Nel 2002 erano tre (Stati Uniti, Finlandia e Islanda).

Ma il quadro generale è sempre lo stesso. La “globalità” dell’internet è limitata a una parte del globo.

Il più forte uso della rete rimane concentrato sulle due sponde dell’Atlantico settentrionale e in alcune parti dell’Oceania, dell’Asia orientale e del Medio Oriente. C’è una notevole evoluzione in molti paesi dell’America Latina – anche se non ha ancora raggiunto i livelli degli Stati Uniti e dell’Europa.

Il resto del mondo è in gran parte escluso.

In altri documenti della sezione “dati”
ci sono mappe più dettagliate per
EuropaAsiaAfricaAmerica Latina


Uno sguardo al passato

Questa parte dell’analisi è riferita al 2011.
Il prossimo aggiornamento sarà nel 2014 (con i dati di fine anno 2013).

Sembra lontana, ma non è “passato remoto”, la situazione nel 1996 – quando fu pubblicata in un libro la prima stesura di queste analisi sull’attività nell’internet. Può essere interessante confrontarla con i dati del 2011.

Nel 1996 nessun paese al mondo, all’infuori degli Stati Uniti, aveva un milione di host internet (ora sono 46 ed è probabile che fra sei mesi o un anno siano di più). Il Giappone non aveva ancora raggiunto il hostcount della Gran Bretagna e della Germania. L’Olanda e la Francia non avevano superato il totale, tradizionalmente alto, della Finlandia. L’Italia, che aveva da poco sorpassato la Norvegia, era ancora molto lontana non solo dalla Finlandia, ma anche dalla Svezia.

L’Italia era al quattordicesimo posto del mondo “in cifra assoluta” e al trentesimo per densità (host per mille abitanti). In Europa era settima per hostcounttotale e tredicesima per densità. Da allora la situazione è molto cambiata – anche se, dal punto di vista della densità, l’Italia è ancora dodicesima in Europa e sedicesima nel mondo.

Questa tabella mostra i cambiamenti in quelli che nel 1996 erano i primi venti paesi del mondo per attività nell’internet – con un’indicazione del fattore di moltiplicazione nel 2011 rispetto al 1996, al 1998 e al 2000.

migliaia di host crescita 2011 su
1996 1998 2000 1996 1998 2000
mondo 21.819 43.230 109.574 x 40,7 x 20,6 x 8,2
Stati Uniti 10.110 23.800 72.457 x 44,5 x 18,9 x 6,2
Gran Bretagna 764 1.322 2.291 x 35,3 x 18,9 x 11,8
Germania 743 1.309 2.163 x 40,4 x 22,9 x13,9
Giappone 734 1.352 4.641 x 86,5 x 46,9 x 13,7
Canada 603 1.028 2.364 x 40,6 x 23,8 x 10,4
Australia 515 750 1.616 x 32,9 x 22,6 x 10,2
Finlandia 328 514 772 x 14,3 x 9,1 x 6,1
Olanda 277 533 1.624 x 49,5 x 25,7 x 8,4
Francia 252 447 1.376 x 103,2 x 58,2 x 18,9
Svezia 246 381 764 x 23,6 x 18,8 x 7,6
Italia 193 358 1.631 x 131,9 x 71,1 x 15,6
Norvegia 177 312 525 x 20,2 x 11,5 x 6,8
Svizzera 135 216 461 x 38,8 x 24,3 x 11,4
Spagna 119 258 664 x 142,9 x 65,9 x 25,6
Danimarca 111 200 436 x 38,6 x 21,4 x 9,8
Austria 99 152 504 x 34,8 x 22,7 x 6,8
Sudafrica 99 141 185 x 49,3 x 34,3 x 26,1
Nuova Zelanda 85 178 310 x 35,6 x 17,0 x 9,8
Brasile 77 164 623 x 346,3 x 145,1 x 38,2
Russia 69 176 335 x 199,4 x 78,2 x 41,1

La crescita è molto veloce in tutto il mondo, con diversi andamenti di sviluppo, ma con una tendenza complessiva che, anche in periodi recenti, porta il numero di host internet a moltiplicarsi (il totale mondiale è più che raddoppiato negli ultimi cinque anni).

È interessante notare che anche paesi che già nel 1996 avevano un’attività in rete molto superiore alla media, come la Finlandia, la Svezia, la Norvegia e l’Australia, continuano a crescere con notevole velocità – mentre ci sono altre situazioni, in ogni parte del mondo, con andamenti di sviluppo paragonabili (in proporzione) a quello del Brasile.

Non è mai ragionevole tentare profezie. Ma sembra molto probabile che l’internet continui a crescere nei prossimi anni e che il quadro continui a cambiare – con sviluppi, almeno in parte, imprevisti e imprevedibili.


Supplemento
“BRICS”

Anche questa analisi
(pubblicata per la prima volta con i dati di dicembre 2011)
è aggiornata a quelli di giugno 2013.

Può sembrare bizzarro dedicare un’analisi a sei paesi in diverse parti del mondo e con caratteristiche tutt’altro che omogenee. Ma nell’ampia e complessa varietà delle economie definite “in sviluppo” ce ne sono cinque chiamate “BRICS” – cioè Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – che dal 2009 hanno organizzato un dialogo fra loro per cercare di tracciare un percorso di intesa e collaborazione.

(Erano quattro “BRIC” – nel 2011 si è aggiunto il Sudafrica).

Non sembra che, finora, le intese abbiano fatto grandi progressi. Ma comunque i “paesi emergenti” hanno un ruolo importante negli sviluppi (non solo economici) su scala mondiale.

Fra i tanti possibili criteri di valutazione, non è irrilevante una breve analisi riferita all’attività nell’internet. Con l’aggiunta di un sesto paese, per un semplice motivo: fra gli altri “nuovi protagonisti” dell’economia mondiale, il Messico è quello con il maggior numero di host.

brics

Nel primo grafico vediamo il hostcount “in cifra assoluta”.

Host internet
numeri in milioni

brics

È particolarmente rilevante lo sviluppo del Brasile (con una crescita ancora più veloce di quella rilevata nel 2011). Ma naturalmente occorre valutare anche la densità rispetto alla popolazione.

Host internet per mille abitanti

brics

Le differenze si rivelerebbero più complesse se l’analisi fosse estesa ad altri paesi “in sviluppo”. Come si può dedurre dal quadro generale in questa pagina – e dalle altre nella “sezione dati” di questo sito.

La crescita in Brasile e in Messico si colloca in un quadro di veloce sviluppo anche in altri paesi dell’America latina. (In particolare, ma non solo, l’Argentina).

Una diversa prospettiva per i sei paesi “BRICS+ 1” risulta dal hostcount in confronto al reddito (PIL “prodotto interno lordo“).

Host internet in rapporto al reddito

brics

Questa limitata gamma di dati è intenzionalmente collocata qui, come piccolo supplemento ad analisi più generali. Spero che possa offrire qualche spunto nella valutazione di come gli strumenti di comunicazione (e i modi in cui sono usati) si intreccino profondamente con ogni altra valutazione economica, politica, sociale e culturale.

Internet nel Mondo: Scopri i dati ed i numeri
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