Il riconoscimento facciale non è più così sicuro…

Qual è il rapporto tra i sistemi di riconoscimento facciale e i social network? Una squadra di ricercatori della University of North Carolina ha dimostrato che quattro app di sblocco degli smartphone su cinque possono essere bypassate adoperando dei modelli 3D delle facce di alcuni volontari, le cui immagini sono state prese semplicemente su Google e su Facebook: in altri termini, le reti sociali sembrano avere la capacità di ingannare i sistemi di riconoscimento facciale.

Quest’ultimo rappresenta una delle modalità di autenticazione ai sistemi informatici più recenti e, almeno in teoria, più sicuri; si basa, infatti, su parametri biometrici che possono essere replicati da terzi molto difficilmente. Eppure, la ricerca proveniente dagli Stati Uniti mette in dubbio questa supposta sicurezza, con scoperte che potrebbero essere addirittura inquietanti. Le soluzioni di sicurezza che sono state messe alla prova erano 1D, Bioid, Truekey, Mobius e Keylemon, e sono state sufficienti le ricostruzioni in 3D dei volti di alcuni utenti dei social per Optimized_NWM-Face-scanning-FBIottenere gli accessi.

L’esperimento

Gli studiosi hanno chiesto, naturalmente, il permesso di prelevare le foto ai rispettivi titolari. Per ciascuno di loro sono state rintracciate fino a ventisette immagini; da queste sono stati realizzati dei rendering a tre dimensioni. Una volta aggiunte delle animazioni facciali, non c’è stato altro da fare che modificare gli occhi in maniera tale che sembrassero guardare direttamente nella fotocamera.

Tutte le applicazioni di riconoscimento visivo messe alla prova sono a disposizione sul Play Store di Google e su iTunes; come detto, in linea di massima servono a bloccare e a sbloccare l’accesso ai device mobili. Cosa si può dedurre da questa ricerca? Che usando delle immagini con una qualità tutto sommato bassa, le app possono essere ingannate con relativa facilità. E non è detto che ci sia bisogno del 3D per riuscirci; anche con da un database di foto e video a due dimensioni può verificarsi la falsificazione dei metodi di autenticazione. Che la biometria del volto potesse essere falsificata più agevolmente rispetto a quella dell’iride o alle impronte digitali era già cosa nota; ma non ci si attendeva certo che il riconoscimento facciale potesse rivelarsi così poco sicuro. Attenzione, insomma, a non pubblicare o taggare ogni giorno foto di se stessi su Facebook e sugli altri social network, perché Google immagini è una grande fonte da cui attingere.

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