Caso Swartz: Giovane hacker genio morto suicida

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Aaron Swartz ricevette l’accusa di aver violato i servizi a pagamento della consultazione di riviste ed articoli scientifici.

Nel dettaglio, il giovane genio era riuscito a condividere in modo free, quasi 5 milioni di documenti accademici dell’MIT (Massachusetts Institute of Technology), giustificandosi con il fatto che il sapere scientifico appartiene all’umanità.

Purtroppo, il ragazzo di 26 anni ha rischiato tanto: fino a 50 anni di carcere come conseguenza di 13 capi di imputazione.

Swartz aveva sempre ammesso di essere innocente ed aveva addirittura restituito gli hard disk dove si trovava il materiale condiviso: la tragedia è finita in un solitario suicidio nel suo appartamento di Brooklyn.

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brickner-Kauffman hanno affermato che la morte di Aaron “non è semplicemente una tragedia personale, ma il prodotto di un sistema di giustizia penale fatto di intimidazioni e persecuzioni”: condannano quindi la magistratura degli Stati Uniti ed ovviamente l’MIT.

Secondo il categorico procuratore Carmen Ortiz, “rubare è rubare, sia che lo fai con un computer o con una spranga, sia che prendi documenti, dati o dollari”.

Swartz era seriamente impegnato per la Rete libera: il Web lo apprezzava, tanto che è stato attivato un Tumblr attraverso cui lasciare un messaggio a ricordo del ragazzo.

Infine, Tim Berners-Lee, il fondatore del World Wide Web, ha voluto ricordare la vicenda attraverso un tweet:

“Addio Aaron. Viaggiatori del mondo, abbiamo perso uno dei nostri saggi. Attivisti digitali, siamo uno in meno. Genitori del mondo, abbiamo perso un figlio. Lasciateci piangere”.

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