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Minacce su Facebook, presto la decisione della Corte Suprema Usa

Negli Stati Uniti per la prima volta la Corte Suprema si trova a dover prendere una decisione su uno dei temi che negli ultimi anni ha acquisito sempre più importanza: le minacce su Facebook e sui social network in generale. I componenti della Corte dovranno decidere se i messaggi violenti o offensivi postati sul web rappresentano una reale minaccia per i destinatari oppure se difendere il diritto di espressione protetto dal primo emendamento.

Il caso arrivato alla Corte Suprema è quello di Tara Elonis, che ha denunciato l’ex marito per aver ricevuto delle minacce su Facebook: l’uomo avrebbe infatti postato un messaggio con cui chiedeva alla Elonis se la denuncia che ha sporto nei suoi confronti una volta piegata e messa in tasca sarebbe stata in grado di fermare una pallottola.

Gli avvocati della donna sono convinti che quel messaggio debba essere considerato una minaccia reale, mentre i difensori dell’uomo spiegano che si è trattato solo di uno sfogo online, scritto in uno stile molto simile a quello dei rapper. In questo caso lo stile è sicuramente violento e ora i nove giudici dovranno decidere se questo può bastare per configurare un reato. Il verdetto è atteso per venerdì.

L’ex marito della Elonis ha motivato le sue minacce su Facebook spiegando che si è trattato solo di uno sfogo terapeutico per superare l’evento traumatico della separazione. I suoi difensori hanno aggiunto che è giusto considerare l’unicità dei social network, che sono un vero e proprio contenitore in cui ogni giorno milioni di utenti riversano ansie e frustrazioni, spesso ricorrendo ad un linguaggio oltre le righe e violento.

I legali dell’uomo aggiungono che quando vengono scritte frasi del genere vengono espresse delle emozioni per le quali non c’è una reale corrispondenza con la volontà di agire: sono solo un modo per sfogare quella sensazioni di frustrazione e rabbia che magari un tempo si esternavano in una discussione tra amici e che oggi si sono spostate sui social network.

Chi invece si schiera dalla parte della donna che ha ricevuto le minacce su Facebook si chiede se anche le frasi scritte da quelli che poi hanno compiuto i massacri nelle scuole o da altri ragazzi che dopo aver scritto messaggi violenti sui social network si sono trasformati in assassini di massa devono essere considerate come semplici sfoghi e quindi non perseguibili.

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Minacce su Facebook, presto la decisione della Corte Suprema Usa
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